Fenomenologia del suicidio.

Fenomenologia del suicidio.

Di Massimiliano Salce*

Sistematicamente assistiamo , come in questo periodo , in un ripetersi di atti suicidari che attualmente stanno riguardando la nostra amministrazione (la Guardia di Finanza nel caso di specie).

Poi un periodo di stasi, poi il fenomeno si presenta in altre organizzazioni , poi riprende vigore nella stessa amministrazione che lo ha visto esplicarsi tempo prima.

Il procedimento mentale immediato che si pone in essere in questi casi è quello di causa effetto. Cioè immediatamente cerchiamo di rintracciare la causa e assistiamo alla solita alternanza : la causa è il posto di lavoro , la vita privata , vita privata , posto di lavoro e via in questa spirale a cercare di trovare colpevoli e innocenti.  Per vari motivi ognuno di noi ne dà una spiegazione ricercando la causa. Col risultato che non risolviamo assolutamente nulla perché ho dei suicidi anche laddove l’ambiente di lavoro o quello familiare erano accettabilmente normali. O : “ ma era così gioviale”, “stava bene” eppure è successo.

Allora se vogliamo tentare di prevenire , di fornire qualche strumento utile “all’Umano” per evitare di cadere in questa decisione dobbiamo guardare non tanto ad un processo di causa effetto che è il cardine conoscitivo sul quale si regge l’indagine sul nostro mondo ma che non è detto che serva. Lo usiamo per qualsiasi orientamento nell’ambiente ma non è detto che risolva i problemi. Lenisce l’angoscia dell’uomo nel momento che permette di afferrare il manifestarsi dei fenomeni ai quali viene data una spiegazione ma non è detto che serve per altro.

Io sento un rumore improvviso nel cuore della notte, mi sveglio di soprassalto , sono agitato, mi calmo quando ? Quando a quell’effetto, cioè il forte rumore trovo una causa , accettabile , che mi rappresento non pericolosa . Se non la trovo resto sveglio ed impaurito tutta la notte. Causa effetto appunto e soluzione dell’angoscia. Il mondo funziona così. E’ lo stesso procedimento che insegniamo ai bambini che vivono di fantasmi e paure e piano piano vengono meno quando pongono in essere il procedimento di scoperta del meccanismo che l’effetto che li spaventa è determinato da una causa che non è un fantasma. Ma non è assolutamente un procedimento valido a spiegare altro. Cioè il suicidio per esempio.

Perché nel suicidio ognuno dà una spiegazione di causa effetto e non si addiviene assolutamente a comprendere invece il fenomeno per quel che è realmente nella sua sostanza, nella sua essenza ove scoprendo la quale io posso guardarlo in faccia e sviluppare gli anticorpi per evitarlo.

Fenomenologia appunto. Ricognizione dell’essenza di un qualcosa non della sua causa. “Phainomenon” cioè “ciò che appare” e “logos” parlare circa , ragione di, spiegazione. Spiegazione di ciò che appare dunque e non della sua causa.

La fenomenologia viene introdotta nel pensiero filosofico da Edmund Husserl che la introduce come filosofia ovvero modalità di comprensione del mondo e ci dice che per capire la realtà di un oggetto (fenomeno, realtà fenomenica che appare )  che ci sta di fronte devo sospendere il giudizio. E che per inciso viene ripresa da una corrente della psichiatria (F. Basaglia in Italia ) .  Cosa significa sospendere il giudizio ? Significa non arrovellarsi su opinioni diverse sul quel fenomeno e quindi soprattutto sulle  sue cause ma prima comprendere , vedere , pensare quel fenomeno per quel che è , nella sua essenza e non nell’automatico procedimento che subito scatta e cioè causa effetto;  se invece  io ne colgo l’essenza pura posso avere una idea più vicina possibile al reale e capire meglio. E non a caso reale assume nel gergo comune il significato di “ciò che è”, contrapposto a virtuale.

Fenomenologia : premessa necessaria per capire quindi il titolo di questo intervento.

Se allora io guardo al suicidio non per quel che può causarlo e non avrò mai e poi mai una certezza assoluta di cosa lo abbia causato o concausato e quali cause vi abbiano partecipato e in che misura (il problema che oggi erroneamente si cerca sempre di risolvere e cioè le cause e che non si comprendono mai appieno ) ma per quello che è, allora forse potrò capire cosa fare per aiutare a prevenirlo in me e negli altri, fornendo dei possibili anticorpi.

E allora guardando al suicidio e sospendendo il giudizio come Husserl insegna, possiamo ragionevolmente convenire che il suicidio in sé è una parte dell’esistenza umana. Quindi spostiamo l’osservazione da ciò che sono le possibili cause e nulla ci dicono sul fenomeno, al fenomeno stesso che è : un fine vita, quindi un fine esistenza, quindi un che di attinente all’esistenza dell’uomo.

E cosa è allora l’esistenza? L’esistenza è una manifestazione dell’Essere che non è Dio ( o può anche rappresentarlo) ma è una manifestazione di un qualcosa di indefinibile che non afferriamo ma ne afferriamo appunto un aspetto parziale e cioè la nostra esistenza, cioè l’esserci come ben chiarisce Martin Heidegger.

Noi siamo esistenze.

Esistenze che si connaturano dal rapporto reciproco che possiamo chiamare esser-ci cioè essere insieme, tant’è che io non ho una identità a priori ma questa identità me la dà il sociale, me la dà il lavoro, la scuola, cioè l’essere con altri, con gli altri, esser-ci appunto. Così che io posso capire se sono bravo, bello, brutto, crudele, buono sempre e solo in una situazione in atto in relazione ad un altro. Nel chiuso della mia stanza senza relazionalità io non sono né bello, né brutto, né cattivo, né buono, né un bravo insegnante o un pessimo militare. Se sto da solo non ho una identità. Lo stesso eremita, apparentemente solo, si dà una identità perché si relaziona con un altro e cioè Dio.

E veniamo al punto. L’esistenza di per sé non ha un senso. E’ un contenitore vuoto. Il senso viene dato da me giorno dopo giorno, relazione dopo relazione, incontro dopo incontro, progetto dopo progetto, successo dopo successo, fallimento dopo fallimento.

Non si offendano i cattolici. L’esistenza non ha il senso del divino. Quello semmai è l’Essere. Non definibile, perché se fosse definibile non sarebbe più Dio. In quanto se definito sarebbe limitato e quindi non può essere Dio. L’esistenza al momento della mia nascita è vuota di significato. Non ho detto di valore. Ho detto di significato. Cerchiamo di afferrare bene la differenza. Qui non siamo su di un piano teologico. Ma ontico, cioè di manifestazione dell’Essere come esistenza. Che quando nasce è vuota di significato. Le condizioni variabilissime di ambiente sociale e fisico e del mio rapporto con esse, riempiono poi quella vita di significati diversissimi.

Allora che cosa è il suicidio come fenomeno ?

E’ un aspetto di una esistenza che non trova più un senso per autoalimentarsi. Non è semplicemente una causa, un ambiente di lavoro che non va, una mancanza di forza davanti alle difficoltà (l’umanità sarebbe estinta da tempo), un dramma che mi colpisce, una perdita, una delusione, un mobbing. No, queste sono cause ma che possono funzionare o non funzionare come agiti suicidari e non mi spiegano il suicidio sul quale chi resta può fare congetture di causa effetto ma mai esatte.

Il suicidio è quella parte dell’esistenza che non trova più un senso per esistere , per meglio dire ex-sistere cioè manifestarsi, essere fuori da, trascendersi, progettarsi, proiettarsi oltre se stessi ; esistenza che invece  si ripiega su stessa, che si ferma e che non si riempie più di nulla. Che non si progetta più.

E tutto ciò non dipende solo da un ambiente o più ambienti (superiori aguzzini , ma spesso ognuno di noi è aguzzino di un altro, oppure famiglie problematiche ) dipende e invece  è quel meccanismo a mezzo del quale io non mi progetto più come ex-sistere o lo faccio in maniera non originale, non seguendo le mie aspirazioni o superando i limiti delle mie aspirazioni e cioè agendo, come nell’antica Grecia ben si stabiliva, oltre il mio limite.

Ripensandomi e quindi dandomi progettualità, originalità cioè seguendo il daimon (il demone,  l’aspirazione)  che mi anima e facendolo secondo misura, io posso sviluppare un buon viatico contro il suicidio e  insegnarlo a chi vive con me e  posso così  andare oltre drammatiche  momentanee situazioni, che sebbene lunghe, bloccanti sono anche e quasi sempre momentanee.

Concludendo: se ci fissiamo solo sulle cause del suicidio probabilmente non verremo mai a capo del problema, non può essere solo questo il modo di ragionare perché il suicidio non è solo cause ma attiene ad un livello ben più alto del “causa-effetto” che invece investe tutto il significato dell’esistenza dell’uomo e non solo ciò che sono cause momentanee, per quanto drammatiche, di disturbo.

Proviamo a leggerlo anche così.

*Socio Associazione Sicurezza Cum Grano Salis

segreterianazionale@sicurezzacgs.org

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