Un fantasma da combattere di Giovanna Ezzis

Un fantasma da combattere di Giovanna Ezzis

Stato emotivo degli operatori sanitari, forze di polizia e del soccorso.
In questi giorni si fa un gran parlare alla televisione della pandemia in cui è coinvolta la nostra Nazione. Esperti della sanità e della politica generosamente informano la popolazione sui comportamenti da adottare ed i pericoli di contagio a cui si va incontro se si trasgredisce.
Giornalisti sempre sul pezzo per dare tempestivamente l’informazione e richiamare l’attenzione del pubblico sugli operatori sanitari, operatori delle forze dell’ordine e del soccorso. Ultimamente su facebook si leggono link in questo senso per sensibilizzare un numero sempre maggiore di persone che può scegliere di proteggersi stando a casa.
Un’Italia come dice il suo inno “ Fratelli d’Italia. L’Italia s’è desta………Dov’è la Vittoria?……. Stringiamci a coorte….l’Italia chiamò…”, parole cantate da bambina e poi accantonate in un angolo della memoria, ma che richiamate nel presente fanno rivivere il senso d’appartenenza dello Stato.
Parole che echeggiano perché non comuni ed esprimono valori di unione, di solidarietà e di fratellanza propri di una comunità civile che sembravano essere dimenticate, sostituite da una filosofia di vita moderna ricca di egoismi e di competizione che ha reso faticoso il vivere quotidiano dei cittadini.
Oggi in un abbraccio fraterno civili e militari condividono gli stessi comportamenti di affetto verso la Nazione, suonando per le strade l’inno di Mameli come segnale di incoraggiamento a non cedere alla disperazione. Un modo intelligente di invitare le persone a stare a casa evitando di farli sentire soli e abbandonati. Comportamenti inusuali per una società tecnologica ed individualista, ma efficaci per rompere con la solitudine, tanto che il gruppo di appartenenza ricerca la vicinanza umana nella condivisione di obiettivi.
Un’Italia unita nella sofferenza e nella speranza, non folcloristica come qualche straniero insinua. Noi siamo un popolo di grandi uomini che hanno insegnato a tutti i paese del mondo con le loro scoperte, un modo migliore di vivere. L’orgoglio e la generosità italiana viene dimostrata anche in questa occasione di emergenza nell’ insegnare ad affrontare ed a combattere la pandemia.
Gruppi di sanitari e di militari alle prese con il loro superlavoro escono allo scoperto
pubblicando video , sorridenti in foto ricordo come se la fatica non li sfiorasse.
Purtroppo non è così ed il loro fisico comincia a cedere, a chiedere aiuto a tutti noi
inconsapevoli del sacrificio a cui sono quotidianamente esposti. Ci chiedono di
stringerci a loro nel rispettare le indicazioni comportamentali per arginare il
contagio e ridurre il loro carico di lavoro.
Medici, infermieri, forze dell’ordine e del soccorso sono chiamati in tutta Italia già
da un mese ad un impegno psicofisico eccessivo, tanto che non sarà sufficiente la
motivazione iniziale di dovere e solidarietà a dare loro la forza per andare avanti.
Dovranno attingere da se stessi quella energia di sopravvivenza di cui dispongono,
per aiutarli ad evitare il Burn Out (bruciato, esaurito scoppiato) ovvero lo stress mal
gestito persistente associato al contesto lavorativo che si combatte con strategie
comportamentali adeguate a fronteggiare la sensazione di esaurimento fisico ed
emotivo.
Queste modalità operative che in tempo di emergenza non sono semplici
accorgimenti di buon senso scanditi dalla normalità di una vita, ma comportano un
ulteriore percezione della realtà che ci circonda e consistono nell’evitare situazioni
di demoralizzazione e atteggiamenti di negatività , oltre a modificare le abitudini
lavorative e l’adozione di misure utili a contrastare lo stress nella quotidianità di
emergenza.
Che significa? Sembra tutto facile, ma non lo è. Infatti se sei esposto al fronte con
un nemico da combattere che non vedi e non conosci, la sindrome ansiogena cresce
a dismisura. Non è facile da affrontare ma non impossibile, perché l’ansia non è che
la paura di un pericolo che non si conosce e la persona sta sempre in attesa
dell’accadimento catastrofico, anche se non accadrà mai. Mentre nella paura il
pericolo si conosce e si affronta. Pertanto il segreto è fermare all’origine il pensiero
di un pericolo ignoto, sostituirlo con pensieri positivi reali conosciuti e possibili da
gestire. Così la paura non si trasformerà in ansia e potremo vivere con coraggio e
pazienza questo momento.
Ciò che può aiutare a sconfiggere il mostro della paura per gli operatori sanitari che
svolgono un’attività di aiuto alla persona e si trovano a contatto con l’ansia della
morte, è stare staccati emotivamente dal sentimento di sofferenza, che
accompagna chi è ricoverato in ospedale e si trova da solo ad affrontare a volte gli
ultimi attimi della loro vita. Questo perché il coinvolgimento emotivo potrebbe
essere la spinta a non tollerare più la situazione di emergenza.
Anche le forze dell’ordine e del soccorso, se realizzano che il loro impegno ed i loro
sacrifici sono vani perché il virus non risparmia nessuno, è possibile che si sentano
inutili nel loro ruolo d’aiuto. Ma non è così, il piantonare le strade per fare
rispettare le regole ai più indisciplinati serve a tutelare tutti noi, e di questo siamo
grati agli uomini in divisa esposti in prima persona oltre che a fermare la
delinquenza che approfitta dello stato di necessità e i trasgressori, sono di conforto
ed aiuto per le fasce più deboli.
In questa situazione apparentemente caotica perché ha stravolto le nostre vite,
dando un nuovo senso a ciò che facciamo e dobbiamo fare, abbiamo la fortuna di
disporre di modalità di comunicazione che facilitano la vita di ognuno di noi perché
manteniamo viva la nostra vita sociale, confrontandoci e sdrammatizzando le
informazioni negative, senza cadere nella superficialità.
Pertanto tutti gli operatori coinvolti in prima persona ad operare “al fronte” devono
essere sostenuti e rivalutati nei loro ruoli, con tutti i mezzi che noi cittadini a casa
abbiamo a disposizione. Devono sentire che le loro famiglie a casa non sono
lasciate sole a combattere con i fantasmi.

segreterianazionale@sicurezzacgs.org

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